Personal e Self-Empowerment – parte I

L’Empowerment è il processo di ampliamento (attraverso il miglior uso delle proprie risorse attuali e potenziali acquisibili) delle possibilità che il soggetto può praticare e rendere operative e tra le quali può quindi scegliere[1].

L’Empowerment dà alle persone un senso di controllo del proprio destino[2].

L’Empowerment è uno stato mentale, un modo di pensare[3].

Ma cos’è l’Empowerment? Che significato ha per ciascuno di noi?

Premetto che numerosi sono i significati di questo termine, tenuto conto che si tratta di un neologismo e di un buzz-word,[4] di un concetto ombrello dalle molte definizioni, tutte egualmente accettabili.

Assumo inizialmente la definizione di Empowerment data da Claudia Piccardo[5]: “Empowerment è un processo di utilizzo totale delle potenzialità insite nella dinamica degli scambi inter-soggettivi degli attori organizzativi a tutti i livelli”.

Empowerment è quindi un processo di miglioramento di sé attraverso la consapevolezza delle proprie competenze e capacità, aggiornandole e potenziandole continuamente, con la conseguenza di migliorare le proprie performance attraverso il miglioramento del rapporto con gli altri .

Secondo le tesi della Piccardo tre sono i possibili approcci all’Empowerment:

  1. il livello organizzativo,
  2. il livello sociale e comunitario,
  3. il livello individuale.

Mi soffermo ora solo sulla dimensione 3, quella individuale, dove è centrale lo sviluppo della persona attraverso metodiche di:

  • Personal Empowerment o
  • Self-Empowerment.

I numerosi cultori della materia hanno ribadito l’importanza dell’”introduzione all’interno delle organizzazioni di un sistema di valori considerato foriero di sviluppo sia individuale sia organizzativo[6].

Questi valori di riferimento sono così riassumibili[7]:

  • Apertura
  • Espressività
  • Spontaneità e franchezza
  • Rispetto di sé e degli altri
  • Creatività
  • Libertà di valutazione e critica
  • Democrazia, partecipazione e coinvolgimento
  • Valorizzazione di sé e degli altri
  • Consapevolezza delle dinamiche affettive personali ed interpersonali
  • Non conformismo
  • Pro attività
  • Coerenza fra pensiero ed azione
  • Ricerca e sperimentazione continua
  • Onestà
  • Pragmatismo
  • Pensiero positivo.

L’adesione a questi valori infatti potrà permettere comportamenti utili per “lo sviluppo di organizzazioni sane, capaci di trovare nei propri membri le energie per rispondere efficacemente alle evoluzioni dell’ambiente e, anzi, capaci di anticiparle”.[8]

Da ciò potranno scaturire comportamenti positivi per l’individuo e per le organizzazioni, quali:

  • Attenzione e ascolto nelle relazioni interpersonali
  • Interesse all’altro e alla sua visione delle cose, anche se differente dalla propria
  • Difesa non solo delle proprie opinioni ma soprattutto di quelle altrui
  • Gestione della conflittualità di tipo integrativo (win-win), non negazione dell’esistenza del conflitto né ricerca del compromesso comunque
  • Valutazione accurata e realistica delle situazioni, prendendo il tempo necessario per decidere consapevolmente, rallentando il ritmo per dosare le risorse emotive
  • Ricerca delle informazioni e delle risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi concordati
  • Sostegno dei processi di crescita, propri e altrui
  • Accettazione anche dei comportamenti non coerenti o contrari alle iniziali posizioni personali
  • Esplicitazione delle proprie responsabilità rispetto alle decisioni prese e assunzione delle loro conseguenze; assunzione delle proprie responsabilità
  • Disponibilità a riconoscere i meriti, propri e altrui
  • Apertura alla critica e alla ricerca del feed-back
  • Orientamento al problem solving e non alla ricerca del colpevole, evitando sia i sensi di colpa sia l’intimidazione
  • Disponibilità ad accettare gli errori propri ed altrui, come momento di crescita e non occasione di sanzione
  • Espressione ed elaborazione delle proprie ed altrui emozioni, in modo diretto e socialmente accettabile
  • Limitazione del livello di difensività e di ostilità
  • Limitata ricerca dell’altrui approvazione
  • Controllo sui processi più che sulle persone
  • Maggiore attenzione alla sostanza piuttosto che alla forma[9].

In conclusione l’Empowerment può essere definito “il processo di sviluppo dell’individuo al più alto livello delle proprie possibilità personali e spirituali”.

In un prossimo articolo svilupperò una breve illustrazione dei modi e delle tecniche adottabili per avviare con successo tale processo di auto-miglioramento. Mi auguro che vi sarà gradito.

Aldo


[1] M. Bruscaglioni, La società liberata, 1994, pag. 124, Franco Angeli, Milano
[2] K. Fisher, Leading Self-Directed Work Teams, 1992, pag.14, McGraw-Hill, New York
[3] P. Block, The Empowered Manager: Positive Political Skills at Work, 1987, pag.68, Jossey-Bass, San Francisco CA
[4] J.O. Burdett, What is empowerment anyway? 1991, Journal of European Industrial Training, pag. 23-30
[5] C. Piccardo, Empowerment – strategie di sviluppo organizzativo centrate sulla persona, 1995, pag. 47, Raffaello Cortina Editore
[6] C. Piccardo, 1995, op. cit., pag. 53 e seguenti
[7] C. Piccardo, 1995, op. cit.
[8] C. Piccardo, 1995, op. cit.
[9] C. Piccardo, 1995, op. cit.

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